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Una giornata nella Langa del Barolo: cosa fare e vedere

L’ultimo periodo tra novembre e dicembre ho trascorso diverse giornate alla scoperta di un territorio incredibilmente suggestivo, a pochi chilometri da casa. Sto parlando delle Langhe, area del Piemonte che da anni riscuote un costante successo. Dopo aver conosciuto la parte più orientale, dove l’eccellenza è rappresentata dalla produzione del vino Barbaresco, mi sono inoltrato nelle dolci colline della Langa del Barolo. Morbide lingue di terra, dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità, fatte di vigneti a perdita d’occhio, in mezzo ai quali sbucano borghi silenziosi e antichi castelli. In questo articolo scrivo di cosa fare e vedere in un giorno nella Langa del Barolo, il cuore di una terra fitta di magia e bellezza.

Un ringraziamento innanzitutto a Chiara ed Elisa dell’ente turistico TuLangheRoero che mi hanno supportato pienamente in questa giornata vissuta nella Langa del Barolo.

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Ecco il programma della giornata:

 

Cosa fare e vedere nella Langa del Barolo

 

Monforte d’Alba

Monforte d’Alba è stato il mio primo impatto con la Langa del Barolo. In tre quarti d’ora abbondanti sono arrivato in questo paesino che già amici mi avevano descritto come un autentico gioiello. Sotto un cielo così azzurro poi lo è ancora di più.

Arrivando dalla strada provinciale mi sono imbattuto fin da subito nella splendida Chiesa della Madonna della Neve, risalente agli inizi del ‘900, a cui s’accede tramite una gradinata. Immediatamente colpisce per la maestosità e la decorazione della facciata, così come l’interno particolarmente curato e dal soffitto di un bel blu intenso.

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Dopo una semplice ma buona colazione alla Locanda della Contessa Berta, in Piazza Umberto I, ho iniziato a salire su per le viuzze medievali che compongono il centro storico di Monforte d’Alba e portano fino al nucleo più antico del borgo.

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Sulle strette stradine s’affacciano vecchie abitazioni ed edifici che rimandano con la mente al passato, permettendo di vivere un’atmosfera fuori dal tempo. Queste sensazioni le ho avute grazie anche al fatto che ero praticamente da solo, fatta eccezione per quell’uomo presente in foto. La Saracca è il nome del rione più antico di Monforte, di chiaro stampo medievale, dove alcune vecchie costruzioni sono state sostituite da lussuose dimore e strutture. Per esempio Le Case della Saracca, che offre un servizio di ristorante e camere per la notte. Purtroppo chiusa, mi sono limitato a sbavare sul menu apposto sulla porta d’ingresso.

In clima alla collina dov’è arroccata Monforte, ecco Piazza Antica Chiesa, dove sono presenti la Torre Campanaria, l’Oratorio di Sant’Agostino, Palazzo Scarampi, edificato dai marchesi Del Carretto sui resti di un antico castello, e l’Oratorio di Santa Elisabetta. Racchiuso tra questi monumenti compare l’Auditorium Horszowski, che prende il nome dal celebre pianista polacco che nel 1986 l’ha inaugurato con un concerto. Da quel momento l’Auditorium è sede di eventi e spettacoli che coinvolgono Monforte e la Langa del Barolo.

Lo scatto panoramico qua sopra l’ho fatto presso la Big Bench di Monforte d’Alba, la panchina gigante, di colore bordeaux, situata in Via Camillo Benso Conte di Cavour. La vista sul borgo è favolosa!

 

La Morra

A pochi chilometri da Monforte c’è La Morra, paese conosciuto anche per la Mangialonga, camminata di fine agosto con varie degustazioni di vino e prodotti tipici che annualmente attira un sacco di gente.

La mia visita è durata poco anche perchè Piazza Castello, dov’è presente la Torre Campanaria, simbolo del paese, era al momento chiusa per lavori. Nessuna possibilità di raggiungerla, purtroppo. Un peccato, perchè nei weekend da marzo a novembre si può salire in cima e ammirare un panorama spettacolare sulla Langa del Barolo e oltre.

Mi sono quindi intrufolato nelle vie del centro storico e ho fatto conoscenza con alcune interessanti architetture. In Via Umberto I c’è la Chiesa di San Sebastiano, detta Dei Bianchi, edificata nel 1700 e contenente, all’interno, un bellissimo altare con raffigurazione di S. Sebastiano Martire.

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In Piazza Municipio invece, a fianco del Palazzo Comunale, altre due chiese: la Parrocchiale di S. Martino e la Chiesa di San Rocco, detta Dei Blu. Mentre la prima era chiusa, nella seconda sono riuscito a entrare e osservare lo stile barocco che caratterizza questo luogo di culto, risalente al XVIII secolo. E’ stata costruita dalla Confraternita dei Blu come segno di ringraziamento per il fatto che La Morra non è stata colpita dalla peste.

Poco più in là c’è la Cantina Comunale, posta nel Palazzo dei Marchesi di Barolo, dov’è possibile degustare e acquistare vini come Nebbiolo, Dolcetto e Barbera.

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Scendendo verso la prossima tappa, Barolo, mi sono fermato in uno spiazzo che mi ha regalato una vista meravigliosa su La Morra e i suoi vigneti.

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Barolo

A Barolo ci sono arrivato per l’ora di pranzo. Avevo già prenotato a inizio mattinata in un luogo che suggerisco assolutamente, il DiVin Cafè. Nonostante si presenti come un bar, dal nome, serve anche ottimi pranzi gustosissimi.

E’ qui che ho divorato un piatto pieno di ravioli al tartufo d’Alba: una vera squisitezza. Accompagnato, ovviamente, da un bicchiere di Barolo.

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Barolo, che dà il nome al territorio e al prelibato vino, è un borgo di 700 abitanti che d’estate raggiunge numeri enormi. Questo succede grazie al Festival Collisioni che ogni luglio ospita artisti di livello internazionale, nel campo della musica, della letteratura e dello spettacolo. Per esempio, tra qualche mese, si esibirà in concerto Liam Gallagher. Conoscete? Mi riferisco all’ex frontman della famosa band inglese degli Oasis.

Ancora molto frequentato in autunno, piano piano Barolo si svuota e diventa un delizioso borgo dove fare un giro nelle fredde domeniche invernali. Bisogna però fare i conti col WiMu, il Museo del Vino, ospitato nello sfarzoso Castello Falletti, dovè presente anche l’Enoteca Regionale. Infatti non è possibile la visita tutto l’anno, bensì solo nei weekend di febbraio e tutti i giorni da marzo a novembre, dalle 10.30 alle 19. Io ci sono stato a dicembre, quindi ho dovuto accontentarmi della vista esterna.

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Vi voglio segnalare due punti d’interesse di Barolo che a mio avviso meritano una sosta: la Panetteria Cravero e il Museo dei Cavatappi.

Panetteria Cravero

La Panetteria Cravero è specializzata nella produzione di grissini stirati a mano. Stefano, uno dei titolari, mi ha mostrato come lavorano lui, suo papà e sua zia ogni giorno nel retro del negozio per dar vita a grissini che vendono anche all’estero. Sul sito internet è possibile acquistare online prodotti tipici. Io ci farei un pensierino insomma! Quel giorno ho riempito la sacca di torte alla nocciola, tajarin al barolo, maltagliati, agnolotti al tartufo e ovviamente grissini. Certo, la cosa migliore sarebbe entrare fisicamente in quel mondo di prelibatezze, approfittandone durante una visita al paese.

L’attività dei Cravero risale a quarant’anni fa, quando il papà di Stefano ha rilevato il forno storico che si trovava sotto il Castello, dove ora c’è il ristorante Barolofriends. Solo successivamente è avvenuto lo spostamento cento metri più in là, in Via Roma.

L’impasto per i grissini viene preparato sempre al mattino e lasciato lievitare per circa 4 ore. Nel primo pomeriggio comincia la seconda parte del lavoro, una produzione continua che lascia pochi margini di riposo. Tuttavia, se si guarda attentamente, è facile notare la passione e la dedizione che ci impiegano, valori che si riflettono poi sul risultato finale.

Un macchinario ha il compito di tagliare l’impasto in cilindri che vengono in seguito stirati usando esclusivamente le proprie manine! Grazie alla lunga lievitazione il grissino si presenta molto elastico, quindi viene allungato parecchio e non si rovina. L’ultimo passo è la cottura nel forno per circa 20 minuti et voilà, i grissini sono pronti. La lunghezza originale del grissino, prodotto della cucina torinese, era di 60-80 cm, ma, per esigenze commerciali, con il tempo le dimensioni si sono ridotte.

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Museo dei Cavatappi

Sotto al Castello ecco il Museo dei Cavatappi, dove mi sono fermato per la visita. Il Museo è aperto tutti i giorni, festivi compresi, eccetto il giovedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.30. Periodo di chiusura: gennaio e febbraio.

Il percorso di visita porta a conoscere la nascita e l’evoluzione del cavatappi, oggetto che ben si lega al contesto della Langa del Barolo. Tutto nasce dal dott. Paolo Annoni, torinese, che a fine anni ’90 si trasferisce nelle Langhe dove acquisisce una farmacia. Nel 2006 dà vita a questo Museo che, situato in una vecchia cantina, presenta 500 tipi di cavatappi esposti nelle sue vetrine.

Il cavatappi nasce per estrarre un tappo di sughero da un recipiente di vetro. Nel XVIII secolo in Italia il vino veniva commerciato in fusti e botti, e non nelle bottiglie di vetro, fragili e costose, utilizzate soltanto per portarlo dalla cantina alla tavola. Queste ultime venivano inizialmente tappate con pezzi di legno avvolti da canapa oppure di sughero. Fu nel 1795 che in Inghilterra, grazie al reverendo Samuel Henshall, si ebbe il primo brevetto ufficiale di un cavatappi.

Da quel momento fu un continuo susseguirsi di produzioni, dapprima artigianali e poi industriali, dalle forme più disparate. Dai semplici cavatappi a T a quelli a due leve, da quelli con singolari decorazioni e figure a quelli preziosi, fatti in oro e argento, fino ai multiuso e ai pubblicitari, regalati dai produttori in cambio del loro impiego nei servizi pubblici.

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Dopo la visita al Museo del Cavatappi, non ho atteso un attimo e sono corso (in macchina) fino alla Cappella delle Brunate. Se sentite parlare della Cappella del Barolo, è semplicemente la stessa cosa. Una chiesetta immersa nei vigneti, tra Barolo e La Morra, costruita a inizio ‘900 come riparo per gli agricoltori in caso di maltempo. Acquistata nel 1972 dalla famiglia Ceretto, pian piano fu lasciata in stato di abbandono e ridotta a rudere, fino al 1999, quando si decise di ristrutturarla e ridarle vita. Questo avvenne grazie al lavoro di due artisti americani: David Tremlett e Sol LeWitt.

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Grinzane Cavour

Ci sono storie che… non smettono di affascinare… Ogni volta che si narrano, evocano leggende. Quando ci avviciniamo alla fortezza di Grinzane, che fu dimora di Camillo Benso Conte di Cavour, sentiamo la storia trasformarsi in un racconto fantastico. Anche il paesaggio è uno splendido scenario rievocativo.

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Il Conte Camillo Benso di Cavour fu sindaco del paese per ben 17 anni e soggiornò proprio all’interno del maniero tra il 1832 e il 1849. La sua presenza fu importante perchè si diede molto da fare per sviluppare il settore vitivinicolo, incentivando la produzione e il lavoro nei campi.

All’interno è presente l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour, un’affascinante vetrina dei migliori vini piemontesi, da acquistare o anche solo degustare.

Il percorso attraversa l’esposizione del Museo delle Langhe, con video, spiegazioni e oggetti della gastronomia locale. La Sala delle Maschere, arricchita da un bellissimo soffitto ligneo del 1500, ospita convegni e incontri ed è a disposizione, su prenotazione, per occasioni private. All’interno del Castello di Grinzane Cavour è poi possibile osservare i cimeli del Conte, come mobili, manoscritti e la sua fascia da sindaco.

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Il Castello di Grinzane Cavour, meta obbligatoria se si visita la Langa del Barolo, è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18, tranne che nel periodo 7 gennaio – 28 febbraio in cui risulta chiuso.


Nell’articolo ho scritto di cosa fare e vedere in una giornata nella Langa del Barolo. Ora aspetto la primavera per tornarci e godermi ancora un pò questi panorami fantastici. Ho intenzione di percorrere una tratta a piedi della BarToBar, un itinerario naturale di 124 km, diviso in sette tappe. Non vedo l’ora!

E voi conoscete le Langhe? Ci siete mai stati?

 

*Articolo scritto in collaborazione con TuLangheRoero

12 commenti

  • Falupe

    Un post ricco di informazioni. Questa parte d’Italia mi è sconosciuta purtroppo, ma l’adoro a distanza. Ho iniziato ad apprezzarla dai prodotti del territorio, come accade a molti. I vini che si producono qui sono tra i miei preferiti

    • pietrolley

      Vero, sono vini prelibati conosciuti in tutto il mondo. Spero potrai pensare ad un weekend in futuro, così te ne innamorerai 😊
      Grazie per la visita Falupe. 😉

    • pietrolley

      Anche io dovevo andarci già anni fa, ma non mi sono mai deciso. Per fortuna ce l’ho a poca distanza da casa!
      Mi auguro tu possa visitare presto le Langhe!
      Un bacione Ale

  • Silvia The Food Traveler

    Che bello Pietro leggere delle mie zone! Sai che io faccio una fatica tremenda a scrivere “di casa”? Non so, forse perché abitando qui ci si abitua in un certo senso alla bellezza di queste zone e poi non ci si fa più caso. Hai reso benissimo la magia di queste colline e di questi borghi. Monforte è tra i miei preferiti in zona. La prossima volta ti aspetto qui a Bra così assaggi il formaggio omonimo e la salsiccia di Bra!

    • pietrolley

      Ciao Silvietta 😁 grazie per la visita e le tue parole! 😊 Non è così scontato parlare delle proprie zone.. per esempio io di Savona non ho mai scritto nulla, ma è anche vero che non la conosco. Così come Millesimo, a pochi km da casa: è uno dei borghi più belli della Liguria.
      Certo, in primavera verró di sicuro nel Roero perchè non lo conosco per nulla! Spero di vederti così mi fai da cicerone e ingrasso un pó 😂

  • Lilly

    Barolo <3
    Stupendo il museo dei cavatappi, io li adoro e ne ho tantissimi a casa. Siamo amanti dei vini. 😉
    Mi sa che dovrò rivedere il calendario dei viaggi e cercare di inserire l'Italia da qualche parte. Mannaggia a te hehehehhehe

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